La macchina è sempre deficiente nella sfera delle emozioni

Diverse persone, prese dall’entusiasmo dagli ultimi ritrovati nel campo dell’AI (Intelligenza Artificiale), da mesi dibattono su come questa tecnologia potrà in qualche modo rendere disoccupate le persone o come si verranno a creare progressivamente dei nuovi mondi dove le macchine prenderanno il completo controllo sull’essere umano.

Se da una parte l’avvento di ChatGPT, Gemini, Sora e tutti i suoi fratelli fanno parte della naturale evoluzione informatica, questi fan sfegatati di AI fanno ricordare, con un po’ di tenerezza, quei giocatori del Tamagotchi che nel lontano 1996 venivano descritti come “coloro che giocano a simulare la vita”. 

Gli strumenti che ci vengono proposti, in primo luogo da OpenAI, che di “Open” ha solo il nome, vengono dati in pasto per la maggior parte delle volte ad un pubblico che li usa passivamente, senza ragionamento, senza capire la logica del perché l’AI abbia restituito tale risposta, ma accettandola come “meraviglia mistica piovuta dall’intelligenza artificiale”. Un noto genio informatico, Linus Torvalds, ha fatto recentemente notare che copiare un risultato dalle AI senza ragionarci su, produce solo codice spazzatura.

È un po’ presto per dire se questi strumenti di AI faranno la fine del Tamagotchi, o se diventeranno una parte integrante della nostra vita. 

Una cosa è sicura: ogni qualvolta uno scrittore, un musicista, un commerciante, un programmatore pensa che l’AI possa sostituirsi al suo ingegno e alla sua creatività, per poi vendere le risposte di ChatGPT ai suoi lettori/fan/clienti, dovrebbe tenere a mente queste parole di David Ogilvy, uno dei più grandi pubblicitari di tutti i tempi, il quale nel 1963 nel suo libro “Confessioni di un pubblicitario” scrisse:”

“Consumer is not a moron; she is your wife.”

“Il consumatore non è un deficiente.
È tua moglie.”

E se il consumatore non è un deficiente ed è in grado di capire se lo stiamo gabbando con un libro che non produce emozioni, con della musica che semplicemente fa schifo, o con un’e-mail di vendita che non arriva dritta al punto, sappiamo senza dubbio che la macchina è sempre deficiente nella sfera delle emozioni, e lo sarà sempre.

E per non cascare nel problema della tifoseria (“AI si”, “AI No”) facciamo nostre queste parole che arrivano da uno dei più grandi esperti di fisica quantistica al mondo, nonché tra gli inventori del primo micro-processore Intel, Federico Faggin:

“Ci sono molti pensatori che vogliono farci credere che noi siamo solo delle macchine e che sarà possibile creare macchine più intelligenti di noi. 

Per poter diventare consapevoli della nostra grandezza, però, dobbiamo ricollegarci con i nostri sentimenti più profondi, che sono la fonte del nostro potere personale. 

E allora capiremo che, se possiamo creare macchine digitali che svolgono determinati compiti meccanici molto più velocemente di noi, e senza fare errori, è solo perché noi siamo infinitamente “più” di loro.” 

(Federico Faggin – “Irriducibile”, Mondadori 2022)

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Nicola Ferrando
Presidente Comitato
Fondazione Alessio Beltrami